Piazza della Repubblica e la Firenze di fine 800
Indice del percorso Il vecchio Ghetto ebraico

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Comune di Firenze, Uffizio III - Lavori pubblici, Pianta particolareggiata del centro di Firenze, 1888 ca. Evidenziata in rosso è la zona del Ghetto, costituito da un unico isolato articolato attorno a tre piccole piazze interne, collegate tra loro tramite due arconi voltati: la piazza detta della Fraternita (o Ghetto Nuovo), la centrale piazza del Ghetto e quella della Fonte (o Ghetto Vecchio). Il grande fabbricato racchiudeva al suo interno gli antichi vicoli, le corti, le catapecchie, le botteghe e le osterie, ma anche case e case-torri appartenenti a famiglie nobili come i Medici, i Pecori, i Brunelleschi. Vi si accedeva dalla piazza dell'Olio per la zona del Ghetto Nuovo, e dalla Via della Nave e da Mercato Vecchio per la zona del Ghetto vecchio, caratterizzato dalle cosiddette "Cortacce", che costituivano la parte più degradata di tutto il recinto.
( ASCFi, AMFCE 1461 (cass. 49, ins. B) )
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Telemaco Signorini, Fonte del Mercato Vecchio, acquaforte, 1880 ca.
( ASCFI, AMFCE 24/1 (cass. 57, vol. 24) )
Il Ghetto ebraico era nato per volontà di Cosimo I de' Medici, il quale nel 1571 emanò i provvedimenti che relegavano la "Nazione Ebrea" entro i perimetri della zona allora detta "Frascato". Si trattava di un'area malfamata e cadente i cui fabbricati vennero ristrutturati su progetto dell'architetto Bernardo Buontalenti mediante la riduzione di tutti gli edifici a un unico immenso stabile. Gli accessi erano costituiti da soli tre ingressi, muniti di cancellate in ferro da chiudersi a mezzanotte.
L'isolato, posto a nord di Mercato Vecchio e configurato come una piccola città murata, era delimitato dalla piazza del Mercato Vecchio, via dell'Arcivescovado (l'attuale via Roma), via dei Naccaioli (attualmente Brunelleschi) e via della Vacca (l'odierna via dei Pecori); al suo interno si trovavano due sinagoghe, varie scuole, saloni per feste, bagni, negozi, in un insieme autosufficiente in cui la popolazione ebraica poteva vivere protetta.
Il granduca Pietro Leopoldo vendette agli ebrei tutte le proprietà comprese nel recinto del ghetto ma, a partire dal 1848 quando la residenza coatta venne abolita e le famiglie ebree di migliore condizione poterono spostarsi altrove, l'area divenne in poco tempo una zona di rifugio per la classe più povera e miserabile della popolazione, trasformandosi nel ricettacolo malsano di un agglomerato umano incontrollabile.
Un nuovo ed elegante quartiere ebraico sorgerà, contemporaneamente al rinnovamento di Firenze capitale, nell'area detta della Mattonaia (a nord di via dei Pilastri), e si articolerà attorno alla maestosa sinagoga, progettata da Vincenzo Micheli in stile neomoresco ed inaugurata nel 1882. 
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