Piazza della Repubblica e la Firenze di fine 800
Indice del percorso Il Mercato Vecchio

Clicca qui per vedere le immagini correlate
Guido Carocci, Il centro di Firenze (Mercato Vecchio) nel 1427, 1900. La pianta elaborata dal Carocci sulla base dell'antico catasto urbano ricostruisce i diversi isolati e le singole proprietà nell'area di Mercato Vecchio alla data del 1427. Sovrapposti all'antico tessuto si notano gli attuali tracciati viari, concepiti secondo una maglia ortogonale che ha brutalmente cancellato i percorsi tortuosi, gli anfratti, i passaggi, i chiassi e le innumerevoli piazzette dell'impianto medievale. Nella pianta si rilevano le numerose torri, logge, chiese e botteghe che punteggiavano il fitto tessuto edilizio e caratterizzavano la zona come una delle più antiche, ricche e vissute della città.

( ASCFi, AMFCE 1598 (cass. 52, ins. B) ).
Clicca qui per vedere le immagini correlate
Telemaco Signorini, Via di Calimara, 1880 ca., acquaforte. In questa incisione si notano la miriade di teste, teloni e merci strettamente ammassati negli antichi chiassi intorno a Mercato Vecchio. Entrando nella via di Calimara, di fronte alle Logge di Mercato Nuovo, cominciava il Mercato Vecchio dove si poteva trovare qualsiasi genere di merci. Tra le botteghe più famose si ricordavano quella rinomata del Valenti tabaccaio, eccellente nelle orzate e nel "popone in guazzo", le rosticcerie della Fila e del Baldocci, la Spezieria dello Spirito Santo, l'osteria-albergo della Cervia, già esistente nel 1578, la vineria del Barba, rinomata per il vino della Rufina, l'antica bottega dei pizzicagnoli Bassi, oltre agli innumerevoli barroccini e venditori occasionali, in una incredibile e vitale confusione.

( ASCFi, AMFCE 24/05 (cass. 57, vol. 24) ).
Il complesso di piazze, strade e vicoli che componevano il Mercato, detto Vecchio per distinguerlo da quello Nuovo - chiamato comunemente "del Porcellino" -, costruito nella metà del XVI secolo e oggi animato dai numerosi barroccini con articoli per turisti, era senza dubbio il "ventre" di Firenze. Caratterizzato da strade strette e tortuose raramente baciate dalla luce del sole, e costituito da catapecchie e casupole abitate da povera gente, questo luogo aveva la capacità di unire la grande storia della città con le quotidiane vicende del popolino. Accanto a case cadenti e botteghe piene zeppe di uomini e merci, si potevano infatti trovare splendide vestigia della Firenze medievale, dalle case torri delle più importanti famiglie sino a piccoli gioielli d'arte, ridotti ad uso e bisogno della gente del posto: tra tutti lo splendido portale medievale con stemmi detto degli Albergatori, aperto su mura malsane, e il tabernacolo con colonne tortili, trasformato in bottega di coltellinaio, situato all'angolo tra le vie Calimara e dei Ferrivecchi.
L'atmosfera che si respirava in questo luogo doveva somigliare molto a quella di un "suk" arabo, dove botteghe, barroccini, carretti e cesti si accalcavano in strade anguste coperte da tettoie e tendoni di ogni foggia e colore, offrendo ai passanti i più svariati generi di mercanzia e di spettacolo. I fiorentini, ricchi o poveri che fossero, potevano trovarvi qualunque articolo: suddivisi nei diversi luoghi per categorie, rendevano infatti vivo il mercato 24 ore su 24 i linaioli e i canapai, i calderai, i medici e gli speziali, i beccai, gli ortolani e i salumai, gli osti e gli albergatori.
Molti e diversi i cibi che si potevano degustare per strada, una sorta di fast food ante-litteram presente da sempre nella vita fiorentina: per pochi soldi si potevano infatti acquistare dai friggitori, i roventini (ovvero le interiora), gli gnocchi, i sommommoli (pasta fritta nell'olio bollente), il pesce pescato in Arno, il baccalà e le frittelle di ogni tipo, innaffiandoli con vino, acetose e orzate. 
Home Archiview