Firenze al lavoro: sviluppo e impatto ambientale delle manifatture
Indice del percorso La fonderia del Pignone
Risale al 1842 la costruzione della «Fonderia di ferro di seconda fusione», detta appunto del Pignone, vicino allo scalo dei navicelli, utilizzato come porto di comunicazione con quello granducale di Livorno: da lì infatti veniva la materia prima, estratta dalle miniere dell'isola d'Elba e da Follonica. La fonderia era inoltre vicina alla via Pisana, che collegava il Valdarno inferiore alla città, a sua volta rapidamente raggiungibile grazie alla recente costruzione del Ponte di ferro presso le Cascine (dove oggi c'è il ponte alla Vittoria). A costruire la fonderia erano stati tre soci: Pasquale Benini (fabbricante di cappelli di paglia di Lastra a Signa), il commerciante Tommaso Michelagnoli e Giovanni Piccoli: quest'ultimo si ritirò poi dall'affare, andando a dirigere la fonderia esistente all'interno della Pia casa di lavoro. La Pignone produsse, soprattutto nei primi anni, oggetti di arredo urbano e privato, spesso di grande valore artistico - cancelli, grate, lampioni, targhe, ecc. -, ma anche, nel 1856, il primo modello al mondo di motore a scoppio (chiamato, dal nome dei suoi ideatori, Barsanti-Matteucci). A fine secolo la fonderia si specializzò nella produzione militare e nel 1917 si trasferì nel quartiere periferico di Rifredi; gli stabilimenti, bombardati durante la seconda guerra mondiale, furono chiusi nel 1953 per riaprire l'anno successivo, con nome di Nuova Pignone.
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Ordine di pagamento del 1849 in favore della fonderia Benini-Michelagnoli per la fornitura di due targhe commemorative dei fiorentini deceduti nei campi di battaglia lombardi in occasione della guerra d'indipendenza
( ASCFi, Deliberazioni, 57, p. 584 or. )
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